CHI SIAMO

COS’È IL CNOS FAP

Dal 1977 CNOS-FAP, il Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale, come associazione senza scopo di lucro, si occupa di formare, orientare e aggiornare i giovani al fine di introdurli o reintrodurli nel mondo del lavoro.

La missione che da allora anima il lavoro dei salesiani si fonda sugli insegnamenti pedagogici del fondatore dell’ordine, Don Giovanni Bosco. Attraverso un’esperienza diretta con i ragazzi che si trovavano in grave stato di indigenza e di emarginazione sociale, il sacerdote intuì quanto il lavoro fosse determinante per uscire da una situazione di cronica criticità. Le competenze tecniche, le capacità di apprendere, la possibilità di acquisire un sapere da tradurre in un impiego lavorativo diventavano per Don Bosco un veicolo per la conquista di una dignità sociale e la conoscenza risulta avere un valore educativo oltre che pratico.

Con questo spirito il CNOS-FAP Puglia gestisce i suoi centri di formazione professionale come porte d’ingresso per un futuro lavorativo, dando vita a una vera e propria scuola per il futuro nel quale ogni ragazzo sceglie un percorso da fare proprio, muovendosi in un centro di formazione che emula quella che poi sarà la realtà lavorativa in un’azienda.

La pedagogia salesiana caratterizza la nostra missione nel segno della positività e della fiducia per il domani, qui ognuno dei nostri ragazzi si allena a diventare adulto attraverso un programma che associa l’attività formativa culturale-scientifica-tecnologica all’esercitazione pratica, entrambe sempre accompagnate da un incoraggiamento continuo delle proprie qualità, affinché crescano consapevoli del proprio valore come buoni cristiani e onesti cittadini: persone pronte a entrare nella società come portatori di valori sani e positivi.

L’ESEMPIO DI DON BOSCO

La figura di Don Bosco, nato in una famiglia contadina nel 1815 a I Becchi (Castelnuovo d’Asti), è legata all’impegno profuso per la crescita spirituale, umana e professionale dei giovani. Fin da ragazzo si divideva tra gli impegni scolastici e lavorativi alternando “lo studio alla zappa”. Garzone di campagna e studente di grammatica e retorica a Chieri, caffettiere e sarto, tanto che mentre studia teologia e filosofia al seminario confeziona copricapi da prete o abiti per chi è in difficoltà.

Nei primi anni del sacerdozio conosce la realtà dei ragazzi che provengono dalle campagne e dai monti e cercano in città un futuro lavorativo, a questi si uniscono giovani carcerati: sono queste le esperienze che matureranno in Don Bosco l’idea del lavoro come possibilità di riscatto all’interno della società.

Su questa idea costruisce una forma nuova di oratorio, definibile con le sue stesse parole: “In generale l’Oratorio era composto di scalpellini, muratori, stuccatori, selciatori, quadratori e di altri che venivano di lontani paesi”.

Don Bosco ha chiara la situazione dei giovani della sua epoca: analfabetismo, disoccupazione, povertà, emarginazione e problemi con la giustizia, una realtà difficile alla quale far fronte sotto molteplici aspetti e per questo oltre all’organizzazione di ospizi per chi non ha neanche un abito da indossare, propone una nuova versione di apprendistato per giovani artigiani, dopo aver sperimentato il mondo dei contratti con i datori di lavoro e la scuola tecnica: grandi laboratori di sua proprietà nei quali l’istruzione andava di pari passo con la produzione, luoghi in cui i giovani potessero formarsi e diventare cittadini imparando un mestiere senza trascurare la cultura generale.

I primi laboratori lasciano il passo a delle scuole professionali vere e proprie dove i ragazzi possono trovare una formazione completa seguendo il triplice indirizzo religioso-morale, intellettuale e professionale, secondo il quale a ogni giovane è data la possibilità di crescere da buon cristiano, capace di guadagnarsi il pane onestamente ma dotato di conoscenze scientifiche che gli permettano di avere un alto profilo professionale.

IL CONTRATTO DI APPRENDISTATO

L’8 febbraio del 1852 è una data storica per Don Bosco e i giovani lavoratori: è questo il giorno in cui viene firmato il primo contratto di apprendistato in Italia, un’invenzione del sacerdote in difesa dei ragazzi che imparavano un mestiere. Il contratto Il contratto obbligava il datore di lavoro a correggere il giovane solo a parole e senza percosse, rispettandone l’età, la capacità, il riposo festivo e i doveri di allievo dell’oratorio. Il giovane falegname si impegnava a comportarsi da “buon apprendista”. Nel corso dei due anni di apprendistato, l’apprendista avrebbe percepito uno stipendio settimanale che sarebbe cresciuto col tempo.

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